venerdì 10 gennaio 2020

Mostra di pittura - “Bestiario” - 11 Febbraio 2020



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Mostra “Bestiario” 2020


Ragazzi ci siamo quasi...
Se tutto và bene, vi invito tutti a venire all’esposizione di pittura a Jesi (An) nelle Marche, dall'11 al 17 di Febbraio, presso il Palazzo dei Congressi, dove potrete vedere i miei ultimi quadri.

In queste mie tele vorrei stimolare lo spettatore ad immaginare una storia. 
Sono appassionata ed entusiasta ricercatrice di simboli da cui prendo spesso spunto.
Questa “storia”, o diverse versioni della stessa, sicuramente sarà per ognuno diversa.
Ed ognuno di noi ha un proprio percorso, una diversa fantasia. 

Lo spunto di questa esposizione e’ il tema del “Bestiario”. Per me non è nuovo perchè  l’immaginario medievale in generale è parte integrante della mia pittura da sempre, come fondamentalmente è importante stimolare lo spettatore a vedere sempre cosa c’è dietro l’iconografia ed i simboli, e quindi tutte le cose rappresentate, vedere sempre “oltre” . Vorrei che chi guarda stimolasse la propria mente, cosa di fondamentale importanza, trovo, di questi tempi. Le sensazioni che vorrei trasmettere attraverso forme e colori sono: una sorta di tensione spirituale, una porta spirituale verso il cielo, un accesso al mondo celeste, un mondo magico e misterioso, un’energia invisibile, vorrei parlare all’anima. Il succo attualmente è questo e con l’occasione di questo tema per questa mostra è apparso ai miei occhi con naturalezza immediata quello che dovevo dipingere. Quello che ne è uscito mi piace moltissimo. La mia ricerca iconografica nel fantastico e affascinante mondo “medioevo” è continua, direi giornaliera. Attingo da qualsiasi cosa colpisca e meravigli la mia attenzione: oggetti, arte, simbologia, teatro, film, astronomia, documenti storici, trattati filosofici, cabala, storia e costume, musica, ecc… Non ci sono confini. 

Le mie tele esposte sono quattro:
- “Unicorno. Mistero n° 1” 
- “Basilisco. Mistero n°2” 
- “Centauro. Mistero n° 3”
- “Strongness - La qualità dell'essere forti”

Vi descrivo il primo quadro ma senza esporne la foto!... Perché voglio che veniate dal vivo a vederlo insieme agli altri tre... 
Insieme naturalmente a quelli dei miei altri due colleghi pittori e di cui è composta la mostra. In tutto l'esposizione "Bestiario" espone dodici quadri, in cui si interpreta il tema ognuno a suo modo.

Vi dico che in “Unicorno. Mistero n° 1”, c' è un elemento preziosissimo realmente esistente, uno scettro in avorio. L’unicorno che ho raffigurato è sempre stato un animale positivo, è dotato di poteri magici come quello di scoprire e neutralizzare i veleni. Col suo corno quindi rende innocuo ogni tipo di veleno e sà anche curare i malati. L’unicorno è bianco, di solito ha occhi blu, un corpo di cavallo, un corno a spirale sulla fronte, una coda di leone e una barbetta da capra. Era simbolo di saggezza e di purezza ed è talmente puro da farsi cavalcare solo da persone oneste e buone.    
L’unicorno era normalmente annoverato tra gli animali dei “bestiari”, che insieme agli “erbari” ed ai “lapidari”, (che elencavano le virtù delle pietre),  erano molto popolari nel medioevo. Gli unicorni erano dichiarati realmente avvistati, vagheggiati in luoghi lontani e sperduti del mondo ed erano invincibili. Come normali erano eventi naturali come le “tempeste di fuoco” che ho rappresentato nel cielo dello stesso quadro. 

L'ESPOSIZIONE sarà APERTA AL PUBBLICO dall'11 al 17 FEBBRAIO,
ma per favorire le persone e per poterci incontrare più' facilmente
abbiamo fissato il VERNISSAGE per:
SABATO 15 FEBBRAIO alle ore 18,00

in CORSO GIACOMO MATTEOTTI, 199
presso il PALAZZO DEI CONVEGNI A JESI.

Vi aspettiamo numerosi!



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Fino a poco tempo fà pensavo che fosse solo la musica l’arte piu’ raffinata, quella che potesse parlare direttamentre all’anima. Pensavo che fosse l’unica che davvero potesse cambiare e toccare la nostra vita e il suo corso attraverso un’emozione. Ad accendere qualcosa nel nostro profondo ascoltando un pezzo musicale. Ultimamente penso che anche la pittura, attraverso la visione di un quadro, possa trasmettere e arricchire una vita, provocare una scintilla. Si, è possibile che un quadro, come una melodia musicale, puo’ cambiarti la vita.

E’ possibile vedere la “Luce infinita nella materia”, l’infinito rivelato nella materia. Come si parla nella Cabala Ebraica “vedere l’en-sof” nella materia

Il mondo è un simbolo" (come suggerisce il grande storico dell'arte medievale Emile Mâle), i bestiari hanno il loro fondamento teologico nell'idea secondo cui tutte le realtà materiali sono immagini o specchi delle realtà spirituali e divine. 

Oltre gli animali e le figure umane nei miei quadri ci sono alcuni elementi fissi: materiali preziosi come l’oro, le gemme e l’avorio.
Tra le mie letture, riporto qui alcuni argomenti significativi per me nella mia pittura sino a questo momento.

Chi ne ha voglia li legga per approfondire e per capirmi meglio...
Io li trovo estremamente interessanti e di una magicità assoluta.



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L’oro.

“…L’oro nel Medioevo pone un problema etico. In quanto luce partecipa dello scambio con il divino e il buon oro in quanto materia, esprime la ricchezza terrestre, il lusso, la cupidigia e la vanità. Inoltre quando è un colore, l’oro rappresenta la saturazione assoluta, riproponendo dunque il problema morale della densità cromatica, fatto questo, che può del resto essere utile per esprimere alcune scale di valori. L’oro, che nella cultura e nella sensibilità medievale non ha che scarsi rapporti con il colore giallo, ma ne ha molti con il colore bianco, serve talvolta a tradurre l’idea di bianco intenso, di super bianco, stadio cromatico spesso necessario per gerarchizzare il celeste o il divino come il mondo degli angeli, ma che nella povera gamma dei bianchi, nel lessico nella pittura, possono rendere in modo soddisfacente. Nel medioevo più bianco del bianco è l’oro. Tuttavia la sua troppo forte saturazione può anche essere considerata negativamente. Colore troppo ricco, colore troppo denso, l’oro esprime, al più alto grado, questa opacità, questa cecità del colore così dolorosamente avvertita dall’abate di Chiaravalle, da qui la sua fobia dell’oro. La Chiesa è dunque, nell’Occidente medievale, uno dei teatri dell’oro, come lo è del colore della luce del vetro e addirittura delle torce dei lumi e dei candelabri. Sono tutte cose che costano care e sono riservate ai luoghi di culto durante la parte centrale del medioevo, XII° e XIII° secolo, che considerata la documentazione del suo complesso, lascia oggi nello storico un’impressione, ma forse non è che un’impressione, meno colorata dell’alto e del basso medioevo. La chiesa pare, persino,  come il solo vero santuario cromatico. Non soltanto il luogo del colore ma anche il momento del colore, il rituale del colore. Da Gregorio VII° (1073 -1085) a Innocenzo III° (fino al 1216) infatti, il colore, sempre più strettamente associato all’ “ufficio del vino” a partire dal IX° secolo, il lusso, l’oro, i colori brillanti e saturi, fanno la loro apparizione sulle stoffe e gli abiti cultuali. A questo movimento di grande ampiezza si accompagna la compilazione di diversi trattati sulla simbologia. Di tali abiti e stoffe trattati, nei quali viene talvolta fatta menzione, dei colori in genere in numero di sette, bianco -  rosso -  nero – verde -  giallo - bruno e porpora. Il problema sta nel sapere se questi testi anonimi, spesso difficili da datare e localizzare, talvolta anche difficili da comprendere, abbiano riferimento reale alle pratiche svolte effettivamente. Nell’archeologia e nell’iconografia dell’epoca, dove dominano i colori scuri, questi testi permettono invece di affermare il contrario un uso del colore…”

L’avorio.

“…Un grande re come un semplice abate ha il dovere di possedere un tesoro. Lunga la lista degli elementi che possono comporlo, non di meno se essa differisce da un potere all’altro e da un secolo all’altro. Alcuni elementi che lo compongono sono quasi sempre presenti: prima di tutto le reliquie e gli oggetti di culto, i metalli preziosi e le monete. Spesso pezzi musulmani e che riportano iscrizioni coraniche come l’argenteria, il vasellame, gioielli e le pietre. Poi soprattutto, nei tesori principeschi, le armi e le attrezzature militari, i finimenti per cavalli e le selle, le pelli di bestie, le pellicce, le stoffe, gli abiti di lusso, come pure gli accessori di abbigliamento legati all’apparire. E’ tutto un insieme di oggetti diversi comprendente libri, manoscritti e carte, strumenti scientifici e di musica, oggetti esotici, giochi curiosi di ogni tipo, e animali morti o vivi selvaggi come orsi, leoni, pantere oppure  domestici come falconi, cavalli, cani. Tutti questi elementi svolgono un ruolo essenziale nel simbolismo e nella messa in scena del potere li si esibisce ritualmente,  lì si mostra ai vassalli, ai visitatori di riguardo oai semplici ospiti di passaggio. Talvolta si donano, si scambiano, più spesso si preferisce acquistare e acquistare, accumulare, tesaurizzare. Ciascuno di tali oggetti ha la sua storia, la sua mitologia, le sue origini leggendarie, le sue virtù meravigliose, persino miracolose, terapeutiche. Sono infatti le credenze che li circondano e la natura dei loro materiali a conferire a questi oggetti tutta la loro efficacia. Il lavoro artistico, intellettuale, invece, grazie al quale sono stati prodotti, conta poco. Essi hanno per coloro che li possiedono una forte dimensione economica, politica ed onirica, ma non veramente estetica, almeno non nel senso in cui intendiamo oggi questa parola. Valgono molto, assicurano prestigio e potere, fanno sognare. Il gioco degli scacchi viene dichiarato diabolico ma i pezzi che servono a giocarlo no, i pezzi da gioco si tesaurizzano e talvolta sono venerati. Non hanno niente di ludico, il rituale che che li struttura non è quello del gioco ma quello del culto. Un culto che possiede ancora qualcosa di pagano e che vede il sacro innanzitutto nella materia stessa di cui sono fatti questi oggetti come per  esempio l’avorio. Per gli uomini del medioevo l’avorio è un materiale diverso da ogni altro. Altrettanto ricercato dell’oro e delle pietre preziose, ma ancora più notevole per le sue proprietà fisiche e le virtù medicinali e talismaniche, se ne esaltano la bianchezza la durezza, la purezza e l’inalterabilità, mentre diverse testimonianze sottolineano come sia considerato alla stregua di un materiale vivente. Dietro l’avorio c’è sempre presente con la sua l’animale, storia, la sua leggenda e la sua mitologia. L’avorio dell’elefante certamente, ma anche del capodoglio, del tricheco, del narvalo e persino dell’ippopotamo.  Ciascuno di questi animali ha i suoi propri caratteri simbolici e produce un avorio specifico: l’elefante secondo i bestiari e le enciclopedie è il grande nemico del drago, vale a dire di Satana. Non si intaglia un qualsiasi o un qualunque oggetto nell’avorio dell’elefante, ma quando vi si intagliano oggetti in forma di elefante, tali i quattro elefanti degli scacchi dell’asserito gioco di Carlo Magno, il simbolismo dell’animale e quello del materiale si arricchiscono mutuamente. Dalle scelte fatte da quanti nel medioevo lavorano questo materiale, sembra evidente che accanto agli innegabili problemi di prezzo e disponibilità legati al commercio e la geografia, (si lavora il tricheco a nord e l’elefante a sud), come pure le proprietà fisiche e chimiche di ogni tipo, (varie dimensioni curvatura, porosità, durezza della grana, delicatezza di levigatura, diversità ecc…), intervengono anche considerazioni di ordine simbolico ,tratte dei bestiari e dalle dalla letteratura zoologica. L’animale è talmente presente nella sensibilità e nell’immaginario degli uomini del medioevo che non può essere altrimenti. Il caso del narvalo e del suo dente o corno diciamo, testimonia pienamente di questa prevalenza dell’immaginario sull’economico, e il materiale del cetaceo in quanto tale sconosciuto ai testi medievali, con la sua lunga zanna che si affila a spirale è assimilata al corno del magico e del leggendario liocorno o unicorno. Si ritiene che fornisca l’avorio più fine più compatto, più bianco e soprattutto più puro. Il Liocorno  o Unicorno infatti, che può essere catturato solo da una fanciulla vergine, ha un significato fortemente cristologico. Il suo corno è dotato di ineguagliabili virtù curative, salutari e santificanti. Spesso non lo si lavora ma lo si deposita intatto, è un tesoro di chiesa e costituisce una reliquia più preziosa di quella di un qualunque santo, perché il corno di liocorno è di natura divina. Per i giochi più ordinari, più quotidiani invece, i cui pezzi non sono figurativi ma geometrici, si ricorre, a partire dal XIII° secolo, ad un altro materiale vivente vegetale questa volta, e non più animale, perciò più puro e pacifico. La cultura medievale, come la cultura biblica, oppone di frequente il vegetale puro all’animale che non lo è,  e cioè il legno. I pezzi di legno tuttavia non hanno la vigoria selvatica dei pezzi in osso, in corno, in avorio. Il loro uso diviene generale alla fine del medioevo, quando gli scacchi hanno messo giudizio e i giocatori smettono di essere gli eterni cercatori di simboli che erano in epoca feudale, per diventare i pezzi del XVIII° secolo e che sono rimasti tali sino al giorni nostri. Il giocatore del XII° secolo era un sanguigno, come sottolineano i passi di parecchie “chanson de geste”, dove la partita a scacchi termina con la morte di un uomo. Il giocatore di fine medioevo ed epoca moderna è un flemmatico. Due temperamenti opposti che la dicono lunga sulle trasformazioni del gioco tra l’epoca feudale e il rinascimento. C’e’ l’impiego, dalla fine del medioevo e per tutta l’epoca moderna, di materie morte facenti parte del mondo dei minerali: cristalli, pezzi di pietre semipreziose, di rocce varie o di metalli, (oro argento bronzo). Il gioco degli scacchi comunque rimarrà a lungo fedele all’idea che i prezzi vivono sulla scacchiera attraverso il loro stesso materiale, che sia esso animale o vegetale, adottando l’antica dimensione mitologica del gioco, la quale voleva che i pezzi non obbedissero totalmente a colui che li muoveva ma che mantenessero sulla scacchiera una certa autonomia…” 


Lezioni di Disegno e Pittura

Volevo informarvi che, nei ritagli di tempo, impartisco anche lezioni di pittura e disegno.  Per ogni info chiamatemi al 338 56 85 389